Educational: architettura

Perchè l’architettura contemporanea spiegata ai ragazzi?
Per scoprire l’architettura come serbatoio di concetti, di idee.
Per cogliere le diverse sfumature di qualità dello spazio.
Per capire le scelte architettoniche.
Per osservare nel dettaglio i processi di creazione.Per percepire le diverse qualità di territorio.
Per cogliere lo stretto legame fra professionalità e creazione.
Per percepire l’influenza di tecnologia, qualità dei materiali, richieste precise ……nel processo di creazione.                                                                       Per risvegliare l’occhio all’estetica delle forme, dei colori, dei materiali, dei dettagli.
Per definire gli aspetti peculiari di una disciplina delle arti applicate
Per essere consapevoli di un patrimonio architettonico europeo antico, moderno e contemporaneo.

Ho progettato per l’agenzia di comunicazione Metaflow tre importanti progetti di didattica dell’architettura e comunicazione:

  • Un Libro: Metamorph. In viaggio nell’architettura Contemporaea, Biennale di Venezia, Marsilio editor
  • Un Progetto educational di comunicazione per il Museo Maxxi di Roma “Maxxi in azione”
  • Progetto web: interviste a 60 intelluttuali sulle 10 domande dell’architettura “Speech Act”
  • Un portale di educational architettura  www.trasmetterearchitettura.it

L’architettura serbatoio di idee. Non invitiamo i ragazzi ad inventare piccoli progetti di architettura, ma a creare partendo dai materiali e dai procedimenti propri dell’architettura. Ci appropriamo degli strumenti di una disciplina per intuirne possibilità e varietà di creazione. Partendo dalle piantine, dalle foto del modellino, dalla riflessione sulle tavole digitali di presentazione dei progetti, partendo dallo stimolo ruvido della mano che passa sulla pietra dell’edificio: ogni azione richiede al ragazzo di selezionare, di esporsi, di scegliere . . . di creare. Gli strumenti diversificati lo stimolano ad effettuare scelte precise in qualsiasi situazione, sia nelle elaborazioni più tradizionali, come il disegno e la modellazione, che in quelle più tecnologiche come la fotografia o l’informatica, fino all’uso del corpo come strumento per “misurare” lo spazio. In ogni ambito si chiederà ai ragazzi di “esistere creando”.

Agire la realtà. Sono attività creative che ci coinvolgono, nel senso che intendeva Winnicott “Come possibilità di dare una leggera colorazione al mondo”. La creatività si collega alla ricerca di sé. Ma fare un’azione di creatività compiuta (creare un oggetto bello, artistico) non dà dei reali strumenti di conoscenza di sé, certo ho realizzato qualcosa di bello, ma posso non averci messo nulla di me. La creatività in senso ampio riguarda il proprio profondo atteggiamento verso la realtà, non è quindi legata al cosa faccio, ma l’atteggiamento con cui lo faccio. La creatività come fiducia nella propria possibilità di cambiare il mondo . . . o anche soltanto di dare una leggera colorazione al mondo. Ma quel velo di colore è la mia firma, la mia fiducia nell’agire la realtà, e non il vivere nella scia della creatività di un altro, subendola o adattandomi.

Liberta nelle regole. La libertà nella didattica è un obiettivo magico, ma la posso trovare riuscendo a muovermi liberamente in uno schema con regole precise. Troppa libertà è paralizzante, mi fa annaspare nella confusione e troppe regole mi paralizzano. La nostra proposta didattica stabilisce le regole del gioco: lo strumento di creazione (cartaceo, vocale, scrittura, ecc.), un tema (la stanza, la strada, la gravità, i contrasti luminosi, ecc.), e il tempo (da fare in trenta secondi, con calma, da fare e rifare). Vengono dati un tema (es. osservazione della casa), uno strumento (es. il corpo) ed uno scopo (es. misurazione dello spazio). All’interno di questa richiesta c’è completa libertà espressiva: potrò scegliere il come, il dove e il quando.

Gli artefatti come filtri di percezione. Punte dell’iceberg. Il fine di questi lavori plastici o corporei non è il risultato estetico. I loro artefatti divengono degli strumenti di osservazione dell’architettura. Dopo aver ricalcato le linee che più mi hanno colpito di una porzione di un progetto e dopo aver confrontato i miei schizzi con quelli degli altri, mi accorgo di aver scoperto qualcosa . . . l’aspetto interessante sarà la stimolazione, l’osservazione delle scelte fatte: i perché (perché i ragazzi scelgono l’apertura della braccia, perché misurano la finestra e non la porta, perché hanno truccato solo la metà del viso, perché di un tale progetto colpiscono molto le linee curve, perché, perchè . . .). In queste scelte c’è tutta la chiave interpretativa: il punto di vista, la propria posizione. Bisogna prendersi il tempo di capire le motivazioni di fondo. Dopo aver attivato l’intelligenza intuitiva posso fermarmi ad analizzare le scelte. Ne emergono chiaramente le motivazioni. E’ una fase di rielaborazione necessaria, senza la quale la creazione si perde nel suo essere un segnale, una punta dell’iceberg, qualcosa che ha bisogno di approfondimento, di rilettura. Questa fase si ottinene invitando ragazzi e adulti a riconoscere-classificare-nominare. Attraverso l’interpretazione del mio atto di creazione posso capire il mio punto di vista rispetto alle grandi questioni dell’architettura. Il momento di verifica, di valutazione del proprio manufatto diviene momento in cui scopro che la mia mano disegnando aveva già percepito molto “. . . il progetto si caratterizza per la presenza di una continua linea curva . . . al contrario di questo progetto in cui tutto è impostato sulle linee verticali . . . Mi ricorda il passaggio dell’acqua, forse la struttura di copertura vuole ricordare un ponte” (cit. Luca mentre commenta i suoi disegni che ricalcano porzioni di un progetto di Zaha Hadid)

Obiettivo: autonomia di percezione. Quando il ragazzo inizia a vedere, a leggere da solo un progetto, ha conquistato un autonomia di percezione che entrerà a far parte del suo bagaglio personale. Ha creato i propri strumenti di osservazione di un particolarissimo ambito di vivere e pensare l’architettura. E’ uomo pensante e interessante osservatore della contemporaneità. Il metodo didattico può far risuonare: autonomia, libertà, consapevolezza, stima, dubbi e stimoli di riflessione.